LA BESTIA DI HOGWARTS
The Beast of Hogwarts - By Hayseed - Author's Notes: This has been bouncing around in my head for a good while, actually. I am having a difficult time categorizing it, so I'm afraid I can only describe it in terms of what it is not. It's not a romance (exactly), or an adventure (exactly), or even a particularly complex plot (exactly). Complete in one-shot--what you see is what you get.
Tradotto da Cuccussétte - per tutti - l'Autore confessa di aver avuto parecchi problemi per categorizzare il racconto, e può solo dire cosa non è. Non è proprio romantico - e non è un'avventura - né ha una trama particolarmente complessa. E' un one - shot. Del tutto Alternative Universe
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Tanto tempo fa, c'era una scuola. Era Hogwarts, ovvio, non una scuola qualsiasi. Era dedicata all'educazione dei suoi alunni diligenti nelle arti della stregoneria, ed era riempita da cima a fondo di delizie così come di pericoli.
Sebbene la scuola in sé fosse una cosa meravigliosa da osservare, mi dispiace dirvi che era popolata da personaggi niente meno che eccezionali. Giovani studenti ogni tanto ancora singhiozzavano nei loro letti nelle prime ore del mattino per il tocco rassicurante di un genitore lontano, e professori affaticati riversavano la loro ansia sugli studenti, più di quanto avrebbero dovuto. La magia della scuola era potente. Di certo, ma non era abbastanza potente da sopraffare le preoccupazioni della vita del mondo esterno.
E fu così che Hermione Granger finì per camminare al limitare più luminoso della Foresta Proibita. Piena dell'ascoltare il chiacchiericcio insulso dei compagni di stanza, i discorsi senza cervello degli amici, fuggì nell'abbraccio della solitudine. Era piacevole, questo piccolo angolo della Foresta, lei sapeva che era lì che Hagrid andava per incontrare i puledri di unicorno e ogni tanto ne parlava nelle lezioni di Cura delle Creature Magiche.
Il passo era lento e irregolare, senza alcuna meta in mente, si fermava qua e là per esaminare da vicino delle rocce vistose o dei fiori. Il tempo scivolò tra le dita di Hermione come sabbia, cadendole, cadendole.
Il sole stava tramontando e la notte si avvicinò assai prima che lei se ne rendesse conto. Osservando i dintorni, Hermione vide che si era avventurata assai più lontano di quanto non avesse inteso, ed era in una parte sconosciuta della foresta.
Ma Hermione era di quella specie di ragazze piene di risorse - immediatamente prese a lanciare magie per rintracciare le sue impronte. Di certo non aveva il passo così lieve; ci dovevano essere tracce.
Dopo qualche minuto, comunque, dovette riconoscere che se c'erano, non aveva le abilità per leggerle. Hermione era proprio sulla via di essere persa nel mezzo della Foresta Proibita. Quel pensiero era abbastanza per spedirla nel panico cieco e Hermione si trovò a fare la cosa meno intelligente pensabile - corse davvero più a fondo nella Foresta che stava presto imbrunendo.
Appena se ne rese conto, Hermione rallentò e si fermò, rimproverandosi mentalmente per aver fatto una simile sciocchezza. "Come potrò mai trovare l'uscita?" si chiese a voice assai bassa. Dopo tutto, c'erano creature pericolose nel bosco, e non le voleva infastidire.

Chiunque può immaginare il suo terrore e lo shock quando una voce senza corpo davvero le rispose alla domanda. "Posso aiutarti, signorina," disse. La voce pareva maschile come timbro, con un accento che Hermione non riuscì subito a riconoscere.
L'inflessione non era in ogni modo la sua prima preoccupazione. "Chi sei tu?" chiese impaurita. "Cosa vuoi?"
Ridendo piano, la risposta della voce era divertita. "Non aver paura, ragazzina. Non intendo farti del male."
"E allora perché nascondi la tua faccia?" Le ginocchia potevano calare per conto proprio, ma Hermione tenne la guardia alzata e rigida. Creature oscure d'ogni specie potevano esibire un comportamento piacevole se così sceglievano.
"Ancora non ti fidi di me, allora," disse pensierosa la voce. "Saggia ragazza - ci sono malvagi in agguato ai nostri tempi, che confonderebbero il peggiore degli incubi. Pace, ragazza, perché io non sono di loro." E con quello, il padrone della voce emerse nella piccola radura di Hermione, e lei fece un involontario passo indietro a quel movimento, ma presto sentì la sua paura sciocca.
Un vecchio la scrutava, e sorrideva dolce. Era abbigliato con semplicità - pantaloni e una camicia spoglia - e aveva i piedi nudi. I lineamenti da falco tradivano un orgoglio che contrastava con le precedenti parole gentili e i capelli bianchi cadevano assai oltre le spalle. Lei non avrebbe dovuto per forza dire che era 'vecchio' - la faccia era sbarbata e abbastanza poco rugosa - ma lo sguardo dei suoi occhi, parlava per un vecchio uomo triste, chiedeva di vivere una vita che lui aveva trovato assai troppo lunga.
"Tu… vivi qui, signore?" si scoprì a domandare.
Lui rimase pensoso. "Questo è un modo di dirlo, e forse per te è quello più adatto. Sì."
All'improvviso, la riluttanza di lei tornò a farsi sentire. "Non dovrei fidarmi di te," disse, e fece un altro passo indietro da lui. "Potresti assai facilmente essere mascherato."
Il vecchio alzò le braccia in alto. "Sono libero da effetti di pozioni e incantesimi - sono solo quello che vedi davanti a te, più o meno."
Gli occhi di Hermione si sgranarono. Non avrebbe dovuto credergli, ma stava iniziando a farlo, contro la sua volontà. "Conosci la via per tornare al castello ?" chiese sospettosa.
"Sì." Rispose con un cenno della testa.
"E me la mostrerai?"
"Lo farò" un altro breve cenno. "Ma in compenso, chiedo un solo favore."
"Cosa chiedi da me, allora ?" Hermione era scettica - stava iniziando a sospettare d'essere in balia di un vecchio pazzo che si nascondeva nella Foresta. Frugò in tasca, e strinse le dita attorno alla bacchetta, per confortarsi.
L'uomo sorrise ancora. "Devi portarmi la Bestia di Hogwarts."
"La Bestia di Hogwarts?" echeggiò , strascicando le parole.
"Sì. Ti mostrerò il sentiero per uscire dalla Foresta e tu porterai la Bestia da me."
"Io non conosco qualcosa di simile," disse in dileggio Hermione.
L'uomo però era sereno. "La Bestia è lì. La troverai se saprai dove cercarla. E quando lo avrai fatto, vorrei vederla con i miei stessi occhi. Lo farai per me?" chiese asciutto.
Del tutto convinta di stare trattando con un pazzo, Hermione gli diede il migliore dei sorrisi. "Lo farò. Se è in mio potere di trovare la Bestia, la porterò da te."
"La devi scovare," la avvertì il vecchio. "E' una creatura sfuggente."
Annuì ma scelse di restare in silenzio.
L'uomo si avvicinò, le porse una mano invitante. "Vieni - Il castello è vicino. C'è una via facile da percorrere."
Il mattino trovò Hermione rannicchiata sana e salva nel letto. Sospirò e si stiracchiò. "Che strani sogni," si disse.
Ma quando si confrontò con gli stivali infangati del giorno prima, Hermione iniziò a sospettare che non avesse sognato. Gli amici lo confermarono a tavola, quando fecero domande sui suoi vagabondaggi della notte precedente.
Questo significava che aveva davvero promesso a un vecchio strambo quella Bestia di Hogwarts. Non aveva importanza che non sapesse dove avrebbe trovato una simile cosa rara.
In effetti, passò un mese intero prima che iniziasse a riflettere che la sua impressione iniziale era stata corretta - e non esisteva una simile cosa.
Hermione si domandò parecchie volte se mai avesse dovuto scacciare l'idea dalla mente e andare avanti nella sua vita. Che ne avrebbe saputo il vecchio se lei smetteva apposta di cercare informazioni sulla Bestia?
E poi ricordò lo sguardo negli occhi vecchi e stanchi quando aveva fatto la sua richiesta, e corse in biblioteca per tirare fuori ancora più libri su Hogwarts.
D'altra parte - Hermione aveva letto le sue fiabe. Non veniva mai del bene dall'aver rotto un patto e non aveva intenzione di finire imprigionata da un vecchio mattacchione per non aver realizzato una promessa.
Non c'erano menzioni di una Bestia mitica in 'Hogwarts - Una storia '. Non c'era menzione di nessuna creatura di quel genere in nessuna delle biografie che aveva letto sui presidi precedenti o nei libri che aveva recuperato su esseri oscuri magici. La Bestia di Hogwarts poteva semplicemente non esistere.
Il pensiero seguente fu che magari c'era un'altra creatura d'origine sconosciuta che s'aggirava nelle stanze di Hogwarts, proprio come il Basilisco nella Camera dei Segreti. In quel caso, ovvio, la Bestia di Hogwarts poteva essere non un mostro particolarmente raro - ma solo una minaccia assai elusiva. La ricerca cambiò, ma sempre ne venne fuori a mani vuote.
Non c'erano state morti inesplicate o incidenti in Hogwarts da interi anni. Era tornata indietro a tutti i resoconti della Camera dei Segreti che poteva trovare, pensando anche che una delle vittime attribuite al Basilisco appartenesse alla Bestia.
E quello che c'era in più, era che non c'erano posti per nascondere in modo appropriato una Bestia. Per essere certi, Hogwarts era piena di dedali inesplorabili e stanzini, ma non potevano ospitare una creatura che di certo richiedeva cibo ed acqua come minimo.
Hermione disperata volle chiedere all'amico Harry Potter di passarle la sua mappa della scuola. La cartina andava nei dettagli con ogni singolo passaggio segreto nela scuola e sapeva che sarebbe stata utile per determinare la posizione della Bestia. Ma una simile richiesta avrebbe preteso una spiegazione e lei non voleva svelare la natura della sua missione - lei era stata incaricata di quella missione - non i suoi amici.
L'unico posto di cui lei era incerta dopo lunghe settimane di cerca era la zona dei sotterranei della scuola, vicina all'aula di Pozioni. Scendeva laggiù solo quando era strettamente necessario, voleva evitare sia l'atmosfera umida e gelida sia l'onnipresente presenza del Professor Snape.
Ma Hermione era prossima alla disperazione e il sotterraneo era il solo posto dove non avesse cercato. Così, avvoltasi nel mantello più caldo, scese le scale, tremando un poco. I fuochi erano accesi solo durante le lezioni e in ogni altro momento, i sotterranei erano così freddi che non sapeva come il Professor Snape potesse resistere a vivere lì.
Era freddo e buio. Se la Bestia viveva lì, concluse, avrebbe avuto di certo un carattere abbastanza malato da ridurla in pezzetti se le fosse toccato d'incontrarlo. Dopo un istante di riflessione, Hermione estrasse la bacchetta.
Un paio di istanti trascorsero e lei fu sull'orlo di decidere che la sua ricerca era stata vana. Chiedendosi cosa avrebbe detto al vecchio quando e se l'avesse rivisto, si voltò per risalire le scale.
E si trovò sul pavimento poiché andò a sbattere in una piuttosto solida parete di carne.
"Mi spiace," si scusò Hermione con la parete, senza alzare gli occhi. Infine, sollevò lo sguardo per contemplare un irato Professor Snape.
"Venti punti dal Grifondoro, Granger," le disse con una smorfia più profonda del solito. "Cosa stavi facendo quaggiù?"
Il cuore le cadde appena si rese conto di chi aveva appena incontrato. "Mi dispiace, Professore," ripeté. "Non sapevo -"
"Dieci punti. Cosa stai facendo qui, Granger? Non hai lezione da due giorni." Le braccia si raccolsero risolute al petto mentre torreggiava su di lei.
Volle alzarsi, davvero, ma c'era qualcosa negli occhi del Professor Snape che la trattenne bloccata a sedere, il freddo delle pietre s'insinuava nel dietro delle cosce. "Io -" iniziò, senza sapere cosa dore. Se non aveva rivelato la missione neppure agli amici più stretti, di certo non lo avrebbe detto a lui.
"Dieci punti, Granger," disse con il disgusto nella voce. "E ora, esci dalla mia visat!"
Rialzandosi infine da terra, Hermione si scosse la polvere e guardò Snape allontanarsi. <in fondo, avrei preferito la Bestia>, pensò con uno sbuffo silenzioso.
E s'arrestò, lo sguardo deciso e fermo su Snape. < Non può essere lui.>
Non poteva aver voluto significare quello che aveva in mente. Ma più se lo rigirava nella testa, più aveva senso.
Ovvio non c'era alcuna Bestia a Hogwarts. Il vecchio aveva parlato per indovinelli.
Il vecchio voleva parlare con Snape!
Sospirando, Hermione si rese conto che le sue prossime azioni probabilmente avrebbero avuto come esito la sua immediata ed incontestata espulsione dalla scuola. Ma un patto era un patto dopotutto.
Più lesta che poté, sollevò la bacchetta alla schiena di Snape e gemette le parole dell'Incanto Legante. In pochi secondi, la mano di Snaoe era posata stretta sulle sue, nonostante i migliori sforzi per staccarla. Notò che la pelle dell'uomo era ruvida e sudata.
"Signorina Granger!" ruggì Snape. "Lasciami immediatamente!"
Hermione fece una smorfia. "Mi dispiace assai, Signore, ma occorre che tu venga con me adesso," disse nel tono più di scusa dispiaciuta che riuscisse a produrre.
"Duecento punti dal Grifondoro!" gridò lui. "Lasciami andare!"
"Non posso farlo, Professore," gli disse lei. "Vieni. Dobbiamo andare nella Foresta."
Snape divenne assai immobile. "Sei sotto una maledizione," ansimò. "E' l'unica possibile spiegazione."
Prendendo il vantaggio della sorpresa , lo trascinò di qualche passo nella stanza. "Non sono stata maledetta, signore. Però devi venire con me."
Prese a opporre di nuovo resistenza. "E' quello che avresti detto tu se c'eri."
Era difficile, combattere Snape e cercare di portarlo nella Foresta Proibita allo stesso tempo. Le spalle di Hermione facevano male e seppe che le mani avrebbero portato grossi lividi l'indomani. Per sua fortuna comunque lui stava iniziando a rendersi conto che lei non aveva intenzione di rallentare e si permise di venire trascinato ancora ed ancora.
Da quando furono giunti al limitare della Foresta, Snape stava camminando più o meno normalmente accanto a lei, con uno sguardo pericoloso nel viso. "Se viene fuori che stai recitando di tua iniziativa, Granger, mi assicurerò che tu venga buttata fuori dalla scuola su due piedi!" sibilò.
"Sono ben consapevole di come sarebbe, signore," rispose compiacente.
Hermione non seppe come c'erano riusciti i suoi piedi, ma presto notò che lei e Snape avevano attraversato la stessa via che aveva preso lo straniero in quella notte di parecchie settimane prima. Nel giro di attimi, sarebbero arrivati nella radura in cui lei aveva incontrato la misteriosa figura.
"Signorina Granger," provò ancora Snape. "Se nn posso persuaderti a lasciarmi, forse non ti darebbe disturbo di illuminarmi sul perché sto venendo trascinato nel bel mezzo della Foresta Proibita, attaccato alla tua mano ."
"Devi parlare con qualcuno, penso," disse lei evasiva.
Ancora, lui si fermò, portandoli entrambi ad arrestarsi. "Tu - Sai - Chi?" sussurrò lui, così piano che lei quasi non lo sentì. Hermione era sia scioccata che rattristata dal sentire un tremito nella sua voce.
"No," gli rispose. Dopo un istante si corresse. "Beh, probabilmente no."
Snape sospirò. Il sarcasmo era tornato. ""Questo davvero non serve." Ripresero la precedente andatura di colpo e la spalla di Hermione protestò di nuovo per il trattamento rude. "Se la mia fine è tra le mani di uno Stregone Oscuro e di una pivella Grifondoro, immagino di non preferire di aumentare l'attesa."
Si trovò di nuovo sorpresa - la rassegnazione nel tono di Snape era qualcosa di inaspettato. Comunque, decise di restare zitta, sapendo di non potergli offrire sollievo. Quel conforto che lei poteva dare era stato e sarebbe stato ancora ignorato. E dirgli, " un misterioso e probabilmente pazzo vecchio uomo ha chiesto di vederti un paio di settimane fa," nemmeno sarebbe stato d'aiuto.
La radura fu vicina a loro prima che Hermione si rendesse conto di quanto fosse vicina. Tirò il professore fino a farlo fermare e lui la guardò in attesa. Sorpresa dal non vedere il consueto aspetto amareggiato della faccia, Hermione si ricordò di non mollare l'Incanto di Legame fino a quando non avesse visto il vecchio; oppure Snape avrebbe di certo provato a scappare. La sua falza compiacenza non l'avrebbe giocata.
La sua promessa si rivelò inutile, comunque, poiché il vecchio apparve all'improvviso davanti a loro e lei osservò la reazione di Snape.
Fu inspiegabile - impallidì ( un atto di cui non avrebbe mai creduto prima d'allora che la sua pelle quasi traslucida fosse capace ) e cadde in ginocchio, afferrandosi al braccio mentre cercava di coprirsi il volto con le mani. Istintivamente Hermione rilasciò l'Incanto Legante e di colpo cadde in avanti, sbilanciata dall'assenza della forte spinta.

Il vecchio ancora non parlava.
Se non avesse saputo di più, Hermione avrebbe giurato che le spalle che si scuotevano indicavano che Snape stesse piangendo davvero. "Ma come…?" sentì sussurrare.
Spezzando il silenzio, l'uomo fece un sorriso triste. "Non sono privo d'ogni segreto," chiocciò. "Noi siamo solo attori qua. E tu, mia cara," proseguì l'uomo, voltandosi a squadrare la assai confusa Hermione che ancora sedeva a terra, "Ti ringrazio per aver dato la caccia alla mia Bestia e averla portata davanti a me."
Lei si concesse un misurato ghigno e prese la mano protesa a lei, e s'alzò in piedi. "Avresti potuto essere meno enigmatico."
"Sono obbligato da alcuni obblighi," rispose con una smorfia. "Uno di essi è che non posso pronunciare il nome della Bestia. Ma tu lo hai scoperto bene alla fine, e di ciò resto assai grato."
Durante quel dialogo, Snape cercò apparentemente di ricomporsi. Rimase in ginocchio e con sospettabili tracce umide sulle guance, guardava avanti e indietro tra Hermione ed il vecchio. "Se non puoi dirmi come, almeno dimmi perché," lo implorò, scrutandolo con una vulnerabilità inconsueta nello sguardo.
"Ho un messaggio per te, mia Bestia," rispose gentile l'uomo, e posò una mano invecchiata sulla testa di Snape.
Hermione si protese, catturata dalla scena.
Gli sguardi dei due uomini erano incatenati. "Ti perdono, figlio," disse dolce l'uomo. "Ti perdono per ogni cosa che hai fatto e per qualsiasi cosa dovrai fare. Ricordalo sempre."
Snape chiuse gli occhi e ricevette quella benedizione, e Hermione più tardi avrebbe giurato che fosse davvero del tutto rilassato.
Una folata di polvere di colpo le volò negli occhi mentre guardava, e prese a battere le palpebre con violenza. Quando poté di nuovo vedere, il vecchio era scomparso e Snape aveva di nuovo la testa tra le mani.
Gli attimi passarono in silenzio mentre guardava il suo professore riprendersi ancora una volta. Lentamente si alzò, ficcò le mani nelle tasche del mantello che prima non aveva notato, e si voltò per averla davanti a sé. La mascella di Hermione cadde.
Il Professor Snape stava sorridendo a lei.
Non una smorfia o un timido ghigno. Un completo sorriso felice. Non seppe come reagire, e la bocca non sembrò funzionare a sufficienza.
Immaginatevi allora la sua sorpresa, quando si trovò avvolta nel suo turbinante abbraccio.
Quando la consapevolezza di chi esattamente la stesse abbracciando la raggiunse, Hermione pensò per un momento stordito che sarebbe svenuta. Per fortuna, aveva più o meno recuperato il controllo sulle sue facoltà quando il Professor Snape la sedette di nuovo a terra.
Si guardarono timidi per un istante silenzioso, Hermione ancora intontita e Snape ancora sorridente. "Io -" iniziò a dire lei.
"Grazie, Signorina Granger," la interruppe. "Come sapevi di portarmi qui ?"
Confusa, Hermione scelse una spiegazione rapida e si trovò in qualche misura a corto di parole. A essere onesti, il fatto che Snape le avesse appena rivolto una domanda educata aveva sciolto ogni restante sua compostezza. "Uh…" iniziò senza garbo. "Mi persi nella Foresta e lui mi mostrò la strada per tornare al castello. In cambio, mi chiese di portargli la Bestia di Hogwarts."
Con un notevole sforzo, Hermione tenne la bocca chiusa quando Snape gettò la testa all'indietro e rise. "La Bestia di Hogwarts?" fece eco. "Sebbene immagini che da una certa prospettiva, avesse ragione."
"Lui?" chiese vacua. "Chi? Il vecchio?"
Posando le mani sulle sue, Snape per la prima volta guardò pienamente negli occhi di lei. "Signorina Granger, quello era mio padre."
"Tuo padre? Non aveva mai fatto caso prima a quanto fossero neri.
Annuì, gli occhi che attenti vagavano nei suoi. "Mio padre morì molti anni fa, Signorina Granger."
La fronte le si arricciò mentre la mente elaborava queste nuove informazioni. "Un fantasma, allora," buttò lì.
"Non un fantasma," le disse gentile. "Hai visto fantasmi prima d'ora, Signorina Granger," chiocciò.
"Bene, allora cosa è accaduto?" chiese lei disperata.
Le mani di strinsero attorno alle sue. "Non lo so," ammise, con gli occhi che luccicavano un po' come Dumbledore.
Ancora una volta, la contemplò silenzioso, e Hermione si chiese se la trasformazione di Snape fosse permanente.
Lasciandole le mani, Snape le diede un altro sorriso. "Si sta facendo tardi," le disse. "Conosci la via per tornare al castello ?"
Lei si scoprì a ricambiargli il sorriso.
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Arte di : elfwood.lysator.liu.se/art/a/r/ariassnow11/ariassnow11.html
e di : www.deviantart.com/deviation/15217401/